Sempre più imprese iniziano a concentrarsi sulla business continuity delle loro criticità

Con l’avvento della pandemia da Coronavirus, numerose aziende sono state obbligate a focalizzare la loro attenzione sulla business continuity inerente ai loro processi critici. A causa della rivoluzione posta in essere dalla conseguente congiuntura economica, sono stati necessari investimenti strutturali e scelte radicali. Pertanto, quali sono state le lezioni apprese nel corso dell’emergenza sanitaria? Come possono le imprese trasformare questa crisi in una notevole opportunità per gli anni futuri?

Cos’è la business continuity?

Nota anche come strategia di continuità operativa, la business continuity può essere definita come uno dei principali fattori critici di successo in materia di gestione delle emergenze. La cyber security e la sua costante necessità di potenziamento è solo un fulgido esempio a riguardo.

Tornando quindi alla definizione di business continuity, trattasi di fatto della disciplina gestionale, il cui obiettivo primario verte attorno allo sviluppo e al miglioramento della resilienza organizzativa di un’attività imprenditoriale. Il suo scopo principale è la pianificazione e l’attuazione di piani volti ad assicurare il regolare prosieguo delle procedure organizzative, specie di quelle più critiche, anche a fronte di crisi di natura economica o di semplici interruzioni.

In quali settori trova maggiore applicazione la business continuity?

Sostanzialmente in tutti. Lo stesso discorso è valido anche per quanto riguarda la grandezza dell’organizzazione: a prescindere dal fatto che un’impresa sia una multinazionale o una piccola realtà a conduzione familiare, che in Italia costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo, la strategia di continuità operativa è sempre applicabile. Anche per quanto riguarda l’ubicazione dell’azienda, la sua complessità e il suo core business, non si registra alcun tipo di limitazione.

Il potenziamento dello smart working

Non tutte le imprese avevano pensato ad un piano di crisis management. C’è voluto uno scenario pandemico, assolutamente imprevedibile, affinché il concetto di business continuity sia ritornato finalmente in auge, allo scopo di gestire al meglio i progetti, tenendo conto delle priorità assegnate. Il potenziamento dello smart working, inoltre, in quasi tutti i lavori da ufficio, ha consentito ai dipendenti e ai dirigenti di continuare a lavorare da casa nella più totale sicurezza e, soprattutto, senza alcuna necessità di arrestare i processi critici.

E per quanto riguarda i rischi dovuti agli attacchi informatici?

Vero è che la pandemia ha fatto da cassa di risonanza per questa tematica, spesso inopportunamente sottovalutata da buona parte del mondo imprenditoriale. Tuttavia, negli ultimi anni, si era già parlato con una certa insistenza relativamente alla business continuity, visto che i vertici aziendali in più occasioni si sono messi al lavoro insieme ai dipartimenti informatici, con l’intento primario di affrontare al meglio tutta una serie di attacchi informatici che in più occasioni hanno messo a serio repentaglio i dati sensibili dei clienti. D’altronde, nell’ultimo quinquennio, gli attacchi malevoli dei malware hanno preso di mira numerose multinazionali ed istituti bancari, al punto che in più occasioni si è parlato frequentemente di minacce cyber security.

Come si sono comportati i dipartimenti IT nel corso della pandemia?

Chi lavora nel ramo dell’IT, pertanto, ha avuto l’occasione di mettere in pratica l’efficienza dei piani di business continuity pianificati a monte e di raccogliere una mole considerevole di spunti interessanti, volti a migliorare considerevolmente tutto ciò che non andava in materia di organizzazione, comunicazione e rapporti tra i dipendenti.

Organizzazione

Le realtà imprenditoriali che avevano un piano di crisi, hanno di fatto testato quello che in precedenza avevano soltanto simulato. Una volta identificati vari tipi di errore, l’obiettivo primario è stato quello di porre in atto miglioramenti concreti anche mediante l’ausilio delle più moderne tecnologie.

Risultato? Durante la pandemia, le imprese in questione hanno messo in pratica delle contromisure. Quindi, a fronte di un’eventuale nuova crisi, non partirebbero da zero, ma saprebbero come muoversi al meglio.

In seguito, quando la situazione si è fatta più difficile, le imprese si sono allineate con gli organismi nazionali ed internazionali, accettando le direttive imposte e chiudendo sia gli uffici che i locali di tipo commerciale. Per migliorare, non sono mancati i benchmark con la concorrenza. D’altronde, essere aggiornati circa le contromisure introdotte dai competitor di settore è sempre una scelta saggia.

Cambiamenti informatici

Nel corso della pandemia, i dipartimenti informatici si sono occupati del monitoraggio dell’infrastruttura e della rete, raccomandando ai dipendenti di non connettersi agli stessi orari, onde evitare di sovraccaricare la rete. A tal proposito, non sono mancati generosi investimenti volti a potenziare la rete, al fine di supportare al meglio il lavoro in remoto.

E a proposito di lavoro in remoto, l’impiego delle mobile app e il sostegno dell’help desk è stato decisamente più consistente rispetto agli anni addietro. Chi lavora nell’IT, infatti, ha dovuto gestire un numero considerevoli di ticket.

Infine, la cyber security è stata decisamente tenuta in considerazione: le patch sono state installate il più delle volte durante il weekend o nei tempi morti, onde evitare il sovraccarico della rete. In questo lasso di tempo, poi, il numero di attacchi informatici, spesso basati su malware pericolosi, è decisamente aumentato. Le campagne di sensibilizzazione, pertanto, hanno ricoperto un ruolo di cruciale importanza.

Comunicazione e rapporti umani

Per aiutare i dipendenti a risolvere il problema dell’eccessivo stress, il coffee break online insieme ai pranzi virtuali sono stati di sicuro importanti cambiamenti, giudicati positivamente. Lo stesso dicasi anche per quanto riguarda le nuove regole per la mobilità dei dipendenti e per l’accesso al posto di lavoro: la divisione dei turni, molti divisi su 7 giorni con meno ore, i trasporti e i parcheggi pagati non hanno fatto storcere il naso a nessuno.

A livello di gestione della comunicazione, la protezione dei lavoratori è stata messa in cima alle priorità aziendali: il blocco dei viaggi e dei corsi di formazione vanno letti in quest’ottica. Infine, i dipendenti sono sempre stati aggiornati circa gli impatti della pandemia nell’impresa: la comunicazione di eventuali casi positivi, la crisi economica da affrontare, le vacanze obbligatorie sono state scelte necessarie.